Barbieri non più “mafioso”. La sorpresa del Riesame

Il Tribunale della libertà trasferisce ai domiciliari la detenzione dell'imprenditore, coinvolto nell'ambito del fascicolo “Lande desolate” della Dda di Catanzaro. Nei confronti della sua ipotetica collusione con il clan Muto aveva speso parole molto forti in conferenza stampa il procuratore capo Gratteri. Domiciliari confermati per il manager della Regione Luigi Zinno

Giorgio Barbieri

Barbieri e Zinno. Loro due i “piatti forti” del Riesame che si è riunito sul finire della scorsa settimana a Catanzaro e che ieri ha “sentenziato”. È questo del resto il fascicolo della procura-Dda di Catanzaro che ha spaccato in due la regnanza regionale sul finire del 2018, con il governatore Oliverio “costretto” nella sua San Giovanni in Fiore perché pienamente coinvolto, secondo i pm. E le novità, per quanto riguarda l’ultimo Riesame, non sono mancate. Giorgio Barbieri non è più recluso in carcere a Roma ma per lui il Tdl ha disposto il regime della detenzione domiciliare. Ma vi è di più. Secondo il Riesame non è da mettergli sul conto l’aggravante mafiosa dettaglio questo sicuramente non da poco. Passa quindi la linea più recente stabilita dalla Cassazione e cioè che un profilo come quello di Giorgio Barbieri si configuri sostanzialmente come “vittima” delle cosche e non come “colluso” e quindi in affari. A guardar bene questo impianto costruito dalla distrettuale su Barbieri, e ieri in parte destrutturato dal Riesame, rischia di rappresentare una caso a parte lungo il percorso inquisitorio. Nei suoi confronti, nei confronti proprio di Giorgio Barbieri, il procuratore capo Nicola Gratteri ha usato prole molto forti e nette sia in conferenza stampa che urbi et orbi in collegamento con i principali media del Paese. «Barbieri è certamente imprendirore di riferimento della cosca Muto di Cetraro» ha più volte detto Gratteri, immaginando evidentemente un ruolo diverso da quello della “vittima” o comunque del “non colluso” che ha invece sentenziato ieri il Riesame che non a caso ha stralciato per l’imprenditore l’aggravante mafiosa. Proprio il ruolo e il fascicolo anche nelle mani della Dda oggi potrebbe rappresentare una singolarità dopo la sentenza del Tribunale della libertà (che sicuramente farà ricorso contro questo pronunciamento in un certo qual modo a favore di Barbieri). Perché se è vero come è vero che sempre della procura di Catanzaro si tratta (sia nel caso della Dda che in quello della “ordinaria”) e se è pur vero che tutti gli altri indagati devono rispondere di reati che non hanno nulla a che fare con l’aggravante mafiosa è anche vero però che il fascicolo è finito anche nelle mani della Dda, se non proprio generato. Con tutto quello che questo significa e ha significato in termini di corsie preferenziali sul piano investigativo, nel caso della distrettuale, ma anche rappresentativo con un procurartore capo e due aggiunti a “raffigurare” anche mediaticamente la stessa inchiesta, cosa questa non del tutto consueta se una indagine resta recintata solo nella procura ordinaria. E proprio questo, sullo sfondo, rischia di diventare il vero nodo, se non proprio singolarità. Dopo la sentenza del Riesame su Barbieri si configura una “estensione” della Dda in un fascicolo invece del tutto ordinario? Presto e soprattutto sterile approfondire ora, visto che anche nei confronti del Tdl la distrettuale (forte delle sue carte e delle sue risultanze investigative) farà certamnente ricorso. Ma di sicuro la sentenza di ieri in qualche modo ha rappresentato una sorpresa.

Nessuna sorpresa invece per Luigi Zinno, il manager della Regione che rimane ai domiciliari. Passa dai domiciliari a una misura interdittiva invece Carmine Guido. Guarnaccia, infine, torna in libertà.

I.T.