Sanità, 《altro valzer di commissari che aumenteranno debiti e migrazioni》

Due importanti sigle sindacali dei medici si scagliano contro la decisione del governo. 《Da 8 anni la Calabria è stata espropriata in materia di salute, decidono gli altri per noi e i guai stanno aumentando》

《La decisione, assunta ieri, del Consiglio dei Ministri relativa alla nomina del commissario e del suo sub per la gestione del servizio sanitario regionale calabrese è sbagliata ed inopportuna》. Così, in una nota, due importanti sigle sindacali dei medici (Aaroi, Emac e Cimo) a proposito della decisione di ieri del governo che ha cambiato il commissario alla sanità di Calabria nominando anche il vice.
《È da oltre otto anni – si legge ancoea – che il Governo nazionale si è assunto la responsabilità di gestire la sanità calabrese attraverso l’ufficio del commissario straordinario.
Sono stati sostituiti ed espropriati dei loro poteri sia la Giunta che il Consiglio regionale.
Ai commissari che nel tempo sono stati nominati è stato attribuito il compito di risanare il disavanzo pregresso del debito del bilancio della sanità.
Il piano di rientro doveva essere attuato nei primi tre anni.
Invece, ormai, dopo circa un decennio non solo non si è effettuato il rientro ma il debito è stato addirittura aggravato.
A farne le spese sono stati soprattutto i calabresi che sono stati sanzionati e costretti a pagare le tasse più alte d’Italia.
Oltre alla aggravamento del disavanzo in questi anni sono stati tagliati i servizi ospedalieri e di assistenza sul territorio.
In vaste aree della Calabria non si garantiscono i livelli essenziali di assistenza. Il blocco del turnover per il personale ha generato un progressivo depauperamento del servizio sanitario fino al punto che non sono, in alcuni comparti, garantiti anche i requisiti minimi di sicurezza.
È aumentato vorticosamente il tasso della mobilità sanitaria passiva.
Il finanziamento più cospicuo del servizio sanitario regionale è destinato al grande ospedale alimentato fuori dalla Calabria con i viaggi della speranza.
Insomma, i commissari hanno operato peggio delle gestioni assessorili che sono state esercitate un decennio addietro.
È ora di dire basta all’istituto del commissariamento.
Il ripristino della gestione ordinaria della sanità è divenuta una necessità democratica.
È giusto ed opportuno che si riattivino i poteri ordinari della amministrazione regionale.
Il problema non è il nome a cui affidare la responsabilità commissariale ma è il superamento dell’ufficio del commissario.
Il fallimento del commissario è stato oltretutto sancito più volte dai verbali dei tavoli ministeriali.
Per queste ragioni chiediamo la revoca del provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri. Nello stesso tempo, rivolgiamo appello alla Regione Calabria di attivare ogni utile iniziativa anche di tipo extragiudiziale affinché si possa sancire la illegittimità della permanenza dell’ufficio commissariale, in quanto esso stesso ha perso ormai il carattere della straordinarietà. Anzi, al contrario – concludono – la ininterrotta e permanente azione amministrativa commissariale è essa stessa che genera debiti, inefficienze e disservizi》.