Quando la ‘ndrangheta (anche quella in giacca e cravatta) non ti lascia mai

L'incredibile vicenda dell'imprenditore Bonfà, vittima delle "vacche sacre". Altri attacchi delle cosche nelle ultime settimane e la polizia che arriva (solo) dopo 3 giorni. E nel frattempo non gli viene riconosciuto l'indennizzo economico

Le vacche sacre

Non c’è pace per l’imprenditore agricolo Bruno Bonfà. Le vacche sacre sono tornate a infestare la sua azienda in un punto ben preciso: quello dedicato alla coltura del bergamotto.

Tre giorni di devastazioni nella vallata La Verde della locride, in un periodo dell’anno cruciale: la stagione del raccolto del profumato agrume.

Un’invasione tutt’altro che casuale, le vacche, come si vede dalle foto sono state “instaurate”. L’obiettivo era chiaro: danneggiare piante e frutti.

Ma se da una parte l’imprenditore è “consapevole” di essere nel mirino della criminalità organizzata ancora non si è abituato all’indifferenza delle forze dell’ordine.

“Appena abbiamo avvistato le vacche scorrazzare nell’azienda ho allertato – dichiara l’imprenditore agricolo –  le forze dell’ordine, carabinieri e polizia ma nessuno si è fatto vivo per tre giorni”.

Le colture di bergamotto danneggiate

Solo grazie a mezzi propri e con l’ausilio di parenti, operai e amici è riuscito a liberare l’azienda dalla presenze delle vacche.

L’azienda non è nuova a questi attacchi, nei mesi scorsi, solo grazie all’intervento del nucleo interforze sono state allontanate alcune vacche sacre, in quell’accessione un esemplare è stato abbattuto e un altro è stato sequestrato dalle forze dell’ordine.

La forza di volontà e la tenacia di Bruno Bonfà rischiano di non essere sufficienti a risollevare l’azienda agricola. Al momento il 70% dell’azienda è ancora da ricostruire, solo il 30% produce, nonostante le difficoltà reddito.

Il futuro per l’impresa Bonfà resta incerto. Nei giorni scorsi, infatti, all’imprenditore agricolo è stata notificata  la bocciatura dell’istanza per la sospensione dei termini relativi al rientro di una esposizione bancaria. Si rischia la messa in vendita dell’azienda.  Eventualità, a quanto pare, molto attesa. “Non vedono l’ora – chiosa Bonfrà – di mettere le mani sulla mia azienda. Ma io non mollo”.

All’origine, come sempre negli ultimi 20 anni, la mancata rappresentazione del reale danno subito da Bonfà, da parte della criminalità organizzata. L’imprenditore, così come già riconosciuto da due sentenze del Consiglio di Stato, può usufruire dei vantaggi legati alla  legge 44/99  che ha introdotto diverse statuizioni per avvantaggiare i soggetti danneggiati da attività usurarie o estorsive, tra queste c’è un particolare fondo che indennizza parte dei danni subiti.

Alla base del mancato riconoscimento c’è la difficoltà con cui vengono portate avanti le indagini.  L’imprenditore agricolo è chiaro: “Forze investigative dello Stato hanno obbligato di uccidere mio padre nel 1991 e oggi lo Stato distrugge la mia famiglia e la mia azienda”.

Bonfà reitera il suo appello al ministro degli Interni. “La situazione cambierà solo, quando saranno inviate forze investigative  qualificate ed esterne nella vallata La Verde nel territorio ricadente nella giurisdizione di Bianco”.

 

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