Se il P.U.C. catanzarese si accoda a Mario Occhiuto…

Il partito unico del capoluogo, come lo amava chiamare (non senza velenosa ironia) Sandro Principe. Dietro un convegno a Satriano le prove tecniche della "resa" non gratuita del P.U.C. al sindaco di Cosenza e del fallimento di un'alternativa a Mario Oliverio nel ventre del centrosinistra

Sandro Principe lo chiamava così, naturalmente forte della velenosa ironia che non gli è mai mancata. P.U.C., che sta per partito unico catanzarese.

Intendendo descrivere l’unico partito essenzialmente trasversale e di potere vero che non ha conosciuto crisi e soluzioni di continuità in Calabria, quello di Catanzaro appunto. Partito fatto di politica e politici, certo. Ma partito anche (se non soprattutto) forte nella burocrazia, nelle fatture, nei grembiuli, “nell’amore” di Dio. E ci siamo capiti. Partito che quasi mai ha combattuto battaglie in divisione e che anche quando ha conosciuto sconfitte le ha poi negoziate a dovere. Da almeno 40 anni uno che siede sempre alla “destra del padre” di questo partito è Agazio Loiero.

Solo superficialmente da ricordare come ex governatore nel senso che è stato anche molto altro e continua ad esserlo. Una versione moderna della sua ultima attività lo vede descritto come gran tessitore contro Oliverio e la sua corsa al prossimo voto. È da un pezzo che Loiero lavora all’accerchiamento del presidente della Regione e tesse da dentro e da fuori il consiglio regionale. Con tanto di “vangelo” in mano (a Catanzaro non manca mai) e con tanto di P.U.C. come tessera.

E un unico obiettivo, fino a ieri però. Scavare la fossa (politica) a Oliverio nel ventre del centrosinistra. Acchiappando adesioni trasversali da riversare poi su di un progetto e un candidato con un retaggio evidentemente non ostile all’universo del centrosinistra. Per farla breve, stoppare Oliverio in casa propria. Ipotesi questa miseramente fallita e per svariate ragioni ed ecco che le grandi manovre del “tessitore” ora si aggrappano sempre a lui, al P.U.C., come uscita di sicurezza. E pur di non rientrare nei ranghi su Oliverio il “tessitore” punta la prua su Mario Occhiuto. Che catanzarese ovviamente non è ma che ha già incassato la resa condizionata e non gratuita dell’altra faccia del P.U.C., quella degli Abramo e dei Tallini per intenderci.

Che sul sindaco di Cosenza hanno stretto il radar in vista delle regionali stroncando sul nascere improbabili contrapposizioni campanilistiche, più per debolezza reciproca a dire il vero che per forza manifesta. E allora tutti e sempre contro Oliverio ma facendo un giro più largo, svoltando anche a destra se necessario. E con il P.U.C. sullo sfondo. Poster del lavoro del gran tessitore è il convegno di sabato a Satriano sui borghi del benessere. Satriano “giardino” di Michele Drosi fino all’altro ieri, ex sindaco e fedelissimo di Oliverio. E Satriano che diventa il “borgo” dove c’è spazio per il giusto mix tra loieriani, antioliveriani e Mario Occhiuto a incassare sullo sfondo. Lui sì invitatissimo assieme al consigliere regionale Ciconte, a Gianluca Callipo, a Vincenzo Falcone e a Franco Petramala, questi ultimi due avanguardie consolidatissime di Loiero dentro le stanze del potere e delle pubbliche amministrazioni. Non c’è Abramo ma a questo punto non serve, avrà pensato Loiero. C’è una parte della tela e c’è l’utilizzatore finale, Mario Occhiuto. Del resto cosa non si fa di questi tempi pur di contrastare Oliverio. Si gira anche dall’altra parte e dall’altra città. Certo le ambizioni del tessitore erano altre, fallite. Ma il P.U.C. ha ragioni che la ragione conosce molto bene…