Minniti, Nemo profeta in patria. Dalla “sua” Calabria soldati per Zingaretti

Il nome dell'ex ministro in pista per la segreteria nazionale del Pd non sposta di molto (o forse, al contrario, esalta) la balcanizzazione delle forze, soprattutto in consiglio regionale. E per domenica, alla kermesse del presidente della Regione Lazio, si prevedono importanti adesioni conterranee

Si chiama “Piazza grande” la manifestazione di “lancio” organizzata per domenica a Roma in nome e per conto di Nicola Zingaretti.

E alzi la mano chi non intravede suggestioni evocative dietro questo logo, senza per forza dover scomodare o necessariamente storicizzare il rimpianto Lucio Dalla. “Piazza grande”, alla ricerca della sinistra (perduta?).

Chissà se sarà davvero “grande” la piazza ma la notizia è che il presidente della Regione Lazio non solo non rallenta la corsa per la segreteria nazionale del Pd, ma anzi rilancia. Anche come decibel mediatici.

E non a caso è atteso nelle prossime ore l’endorsement di Paolo Gentiloni organizzato proprio a beneficio di Nicola Zingaretti. Della serie, l’ultimo presidente del Consiglio di marca Pd battezza la sua scelta e lo fa con un discreto rumore appresso.

E dire che poche ore fa non è che non sia successo proprio niente in casa Pd. Tutt’altro. Tredici sindaci da Firenze a Reggio Calabria (tanto per iniziare) a sottoscrivere un incoraggiamento alla corsa di Marco Minniti per la segreteria nazionale.

Proprio lui, certo. L’ex ministro degli Interni che non è dispiaciuto (quasi) a nessuno nel corso della sua attività di governo. Apprezzamenti trasversali tutti meritati e fuori dalle logiche geografiche per lui e chi l’ha gettato in pista, con ogni probabilità, non ha mancato di augurarsi proprio un accorpamento di candidature, di linee politiche, di aspirazioni. Tipo, chissà se Minniti aiuta ad unire anzicchè dividere il parterre.

E già, chissà. Ambizione legittima ma se la “patria” di Nemo (Minniti) e cioè la Calabria può servire a intuire il clima che verrà qualche dubbio, in proposito, arriva. E la kermesse ormai a due passi di Zingaretti non aiuta. Per niente. Basta dare un’occhiata agli equilibri del Pd in consiglio regionale senza avventurarsi in quelli delle forze parlamentari perché non se ne esce al momento.

Scontata e funzionale l’adesione di Carlo Guccione su Zingaretti, ne è persino promotore di un prossimo incontro in Calabria. Delicata ma decisa quella di Mimmo Bevacqua, sempre sul presidente della Regione Lazio.

Bevacqua ancora mostra di far parte dell’area di Franceschini e rispetto a Laratta è meno “intenso” in questa fase a fianco di Zingaretti ma la sua adesione è scontata. E sono due. Poi c’è Michele Mirabello, diciamo per certi aspetti la novità più recente. Ha rotto ormai definitivamente con la linea e le sorti di Brunello Censore, del quale ovviamente non potrà beneficiare in vista delle regionali così come invece avenuto nel 2014.

E c’è anche Giuseppe Giudiceandrea che gira e rigira sempre appresso alle sorti del Pd sta attento e su Zingaretti ha puntato la prua. E sono quattro ma le adesioni sul presidente della Regone Lazio, così come giura chi se ne intende, potrebbero persino aumentare senza contare quella ormai consolidata del presidente Nicola Irto a fianco di Richetti, altro candidato in qualche modo dell’universo renziano alla segreteria nazionale del partito.

Questo, naturalmente, per stare dentro Palazzo Campanella senza doverne uscire per forza. Perché fuori, al netto di Mario Oliverio che ancora non si è posizionato su nessuno ed attende sviluppi ed evoluzioni, c’è un mondo che si muove e che deve scegliere.

Che attende e che non ha fatto come Iacucci invece, il presidente della Provincia di Cosenza. Da un pezzo ormai su Nicola Zingaretti. Sì, anche lui…

I.T.