Il maresciallo Greco trasferito a Rebibbia. Non prima d’essere stato interrogato…

 Delicatissima l'inchiesta che vede coinvolto l'uomo forte dei carabinieri forestali, un “pezzo” importante del fascicolo è finito a Salerno. Nelle scorse settimane il comandante della stazione di Cava di Melis sarebbe "transitato" in isolamento a Cosenza dove avrebbe risposto ad alcune domande...

Nelle scorse settimane, e per pochi giorni, il maresciallo dei carabinieri forestali e comandante della stazione di Cava di Melis, Carmine Greco (coinvolto in una inchiesta della Dda) sarebbe stato recluso in isolamento nel carcere di Cosenza. Pare proprio per essere interrogato anche se il condizionale è di sostanza e di forma in casi del genere. Troppo alto il rischio del condizionamento e del possibile inquinamento delle prove e da qui la decisione, così pare, di tenerlo in isolamento.

Qualche giorno e trasferimento diretto a Rebibbia dove il maresciallo si trova tutt’ora. Niente più detenzione quindi a Santa Maria Capua a Vetere, carcere militare, penitenziario dove è stato recluso sin dall’inizio l’uomo forte dei carabinieri forestali, parte attiva in molte inchieste con perimetro privilegiato quello della Sila e della tutela dell’ambiente. Greco, come si ricorderà, è finito al centro dell’inchiesta della Dda di Catanzaro per presunto favoreggiamento in riferimento ad alcune cosche in precedenza anche coinvolte nel più grande fascicolo “Stige”, la piovra della Sila che dà sul mar Jonio e del mar Jonio che dà sulla Sila. Boschi, legna, presunte coperture e presunti affari e favoritismi. Il Riesame ha poi derubricato l’accusa in concorso esterno a carico del quotato maresciallo. Interrogatorio, se mai c’è stato, riservatissimo e in isolamento a Cosenza e poi trasferimento a Rebibbia ma negli ambienti giudiziari c’è molta curiosità attorno alle risposte eventuali dell’indagato. Non solo per la sua attendibilità e il suo peso specifico ma anche per le sue relazioni e conoscenze e non a caso l’inchiesta conosce anche un suo pezzo importante finito a Salerno per via del presunto coinvolgimento di alcuni politici (locali e nazionali) e soprattutto di alcuni esponenti della stessa magistratura. Da qui l’interessamento di Salerno e l’attenzione particolare riservata proprio alle stesse dichiarazioni eventuali del maresciallo Greco. Ritenuto dagli inquirenti, forse non a caso, conoscitore attendibile di fatti e circostanze. E chissà se trova correlazione o persino fondamento il sentore che descrive proprio Greco in quest’ultimo periodo sufficientemente disposto a raccontare fatti e circostanze, con tutto quello che questo significa e può significare. Ma è solo un sentore.
Del resto, il maresciallo Greco, non è solo quotato punto di riferimento in ambito militare ma anche (e a tratti persino soprattutto) in ambito civile. Politica non esclusa, naturalmente. È ancora roboante, per esempio, il prestigioso incarico che il ministero dell’Ambiente qualche anno fa gli ha conferito in materia di contrasto ai reati ambientali. Al comando del dicastero c’era Corradi Clini, proprio lui, solo accidentalmente rientrato dentro gli onori della cronaca per una complessa indagine della procura di Roma che lo vede coinvolto. Il comandante dell’allora stazione Parco del Corpo forestale dello Stato di Cava di Melis di Longobucco s’era portato a casa la nomina di “consigliere del ministro per le tematiche inerenti Parchi nazionali”. Un incarico, quello di Clini e del governo Monti, riconosciuto «sulla base dell’esperienza e della comprovata professionalità adeguata allo svolgimento dell’incarico». Comandante della stazione di Cava di Melis che «si è particolarmente distinto per l’eccellente contributo fornito al complessivo contrasto dei reati ambientali e in genere all’attività di polizia giudiziaria svolta che ha riguardato reati contro il patrimonio boschivo pubblico e privato». Segue il curriculum lungo e articolato fatto di arresti e repressione. Da qui l’incarico prestigioso alla “destra del padre”, alla destra del ministro dell’Ambiente dell’epoca Corradi Clini. Questo per dire quanto fosse autorevole e stimato il lavoro del maresciallo Greco. E per dire quanto “pesano” le sue parole ora, se mai ne ha pronunciate.
I.T.