Bella Ciao, le lacrime (non di rabbia) e il sabato di Mimì

Il gran giorno di Lucano, di Riace e del suo popolo

Piange, e per una volta dopo qualche giorno, non è per rabbia. Il volto tirato di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, si intuisce schermato dalla zanzariera della finestra da cui si affaccia salutando timido con la mano che non si vergogna a stringersi in pugno chiuso. Ma quella luce opaca che fa da filtro al mondo dal quale è tenuto fuori in maniera forzata perché agli arresti domiciliari, con l’accusa di favoreggiamento della immigrazione clandestina, non impedisce alle oltre cinquemila persone arrivate da ogni angolo della Calabria e d’Italia di far filtrare tutto l’affetto e la solidarietà che solo un popolo solidale, unito nei valori dell’accoglienza e della tolleranza, può far arrivare oltre ogni barriera.

“Sono rimasto senza parole un’emozione indescrivibile, un fiume di solidarietà, non avrei mai immaginato che un giorno sotto questa casa arrivasse così tanta gente”, ha detto all’Agi il sindaco di Riace, Domenico Lucano, commentando la manifestazione che si e’ tenuta oggi a Riace in suo sostegno, affiancato dai suoi parenti più stretti a partire dal papà e dal fratello Giuseppe.

“Per un attimo – ha aggiunto Lucano – le amarezze di questi giorni, quello che ho provato per quello che sto passando, hanno lasciato lo spazio al pensiero che veramente vale la pena continuare per accarezzare il sogno di una possibile utopia sociale”.

 

Dalla sua casetta, incastonata in una palazzina dalle parete gialle nella parte alta del Paese, il municipio dove si sono dati appuntamento i manifestanti, non si vede. Così come non si vede la coda del corteo partito da fuori al borgo della locride, diventato simbolo di integrazione e modello di accoglienza dei migranti, diventati parte viva della comunità e del tessuto economico.

Quei migranti che piangono e ballano per incoraggiare Mimì a non mollare, che sono in testa al corteo colorato, che intona “Bella Ciao”, suona musiche festanti e canti tradizionali africani, quasi a voler celebrare l’insperata consapevolezza di essere in tanti, uniti nell’affetto a quel sindaco sopra le righe “colpevole del reato di umanità”. Sfilano i rifugiati di Riace e dei paesi del circondario, comitati, associazioni, sindacati, dall’Usb alla Cgil passando per i Cobas, partiti come Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, associazioni culturali, ambientaliste, femministe, studentesche, legate al mondo del volontariato, impegnate nell’antimafia, amministratori. E cittadini, tanti cittadini che – con la propria auto o con uno dei tanti autobus che si sono abbarbicati fino al borgo – hanno voluto marcare la propria presenza solidale.

Fra i manifestanti ci sono sindaci che arrivano da lontano, come Alessio Pascucci primo cittadino di Cerveteri, ma anche Luciana Castellina, storica firma della cultura di sinistra, segretario regionale della Cgil Angelo Sposato, il dirigente dell’Usb Abubakhar Soumahoro, i deputati del Pd Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi, il capogruppo consiliare regionale democrat Sebi Romeo, giusto per citare qualche esempio. Non è voluta mancare nemmeno l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, che di Riace è cittadina onoraria dal 2013. “Nel pieno rispetto della magistratura, ho ritenuto necessario essere qui oggi per manifestare sostegno a Lucano – ha detto la Boldrini -. Sono certa che sarà in grado di chiarire ogni accusa. Ritengo indecoroso che un ministro dell’Interno indagato per sequestro di persona abbia gioito dell’arresto del sindaco. Piuttosto dovrebbe farlo per quello dei capi delle ‘ndrine”.

E quando piove, la marcia non si arresta perché c’è da “resistere”. “Siamo quelli che immaginano un futuro diverso da quello che ci viene prospettato da questo Governo”, dicono gli organizzatori.

“L’umanità non si arresta”, ed in fondo “siamo tutti clandestini”: striscioni e cartelli, sorrisi e parole per dire la propria, per dare voce alla rabbia e alla speranza che la sofferenza di Lucano in questi giorni difficili non sia vana. Perché tutto quello che è stato fatto, lui “lo rifarebbe, perché è stato fatto comunque nel rispetto della Costituzione”.

mariga