Quegli uomini e mezzi della Prociv «usati in modo improprio con la “scusa” dell’emergenza»

Il testo delle clamorose e dirompenti dimissioni (11 aprile) dell'ex numero due della Protezione civile, Paolo Cappadona, rischia di diventare centrale anche per la seduta di venerdì della commissione regionale di Vigilanza. Il caso della mareggiata sul Tirreno nel mentre i rinforzi venivano “spediti” sullo Jonio

È prevista per venerdì la seduta della commissione di Vigilanza del consiglio regionale dedicata alle audizioni e agli interventi a proposito della tragedia delle gole del Raganello, dove come è noto hanno perso la vita 10 escursionisti e ne sono rimasti feriti 11. Attorno a quella tragica giornata è ovviamente all’opera e sin da subito la procura della Repubblica di Castrovillari, chiamata a far luce sulle responsabilità di enti e istituzioni o di singoli operatori del settore. Dal ministero al Parco del Pollino al Comune di Civita passando per la Provincia, la Regione e indubbiamente anche per la Protezione civile. Più di qualcosa quella tragica giornata di agosto non ha funzionato, in un contesto che è apparso sin da subito sregolato quando non del tutto in balìa dell’improvvisazione. Toccherà alla magistratura stabilire confini e responsabilità civili e penali, non da ultimo anche il limite stesso dell’attività escursionistica tra le gole del Raganello, che poi si è appreso essere gestite nel limbo dell’anarchia e del “mucchio selvaggio” delle regole scritte sulla sabbia. Una parte essenziale inevitabilmente finirà per ricadere sull’intero sistema dell’allertamento meteo, a carico della Protezione civile regionale (su protocollo nazionale) prima di ricadere poi sulle spalle dei sindaci e dei Comuni. Perché un conto è l’allerta meteo, il sistema di “avviso” (giallo quel giorno, come tanti, quindi criticità ordinaria ma comunque c’era) un altro è la gestione dell’avviso stesso, il monitoraggio delle precipitazioni esistenti, il controllo online delle criticità. E se la procura farà il suo corso un altro, con altri compiti e prerogative ma non meno inquisitorio, è chiamato a svolgerlo proprio la commissione regionale di Vigilanza che inzia appunto venerdì a volerci capire qualcosa su quella tragica giornata. E non potrà che iniziare appunto dal sistema di allertamento meteo, l’intero e complesso meccanismo e il suo funzionamento. E va da sé che una parte interessante della seduta di dopodomani, come di altre, rischia di recitarla il clamoroso e dirompente testo delle dimissioni di aprile dell’ex numero due della Protezione civile regionale, Paolo Cappadona. Che va via in primavera sbattendo la porta principale della struttura proprio in forte polemica con il sistema complessivo del monitoraggio e gestione delle criticità. Di particolare efficacia la sua denuncia (di cui si assume la responsabilità) basata su tre punti essenziali ed è proprio il terzo, di capitolo, che si candida in qualche modo per incidere e non poco nella lettura generale della gestione delle emergenze. Cappadona ci va giù duro. Con la scusa delle emergenze, che sarebbero spesso usate come parafulmine, si sarebbero dirottati uomini e mezzi per tutt’altro che non fossero poi le emergenze stesse. È Cappadona che lo dice chiaramente. «Spesso il personale – si legge tra l’altro nella denuncia dell’ex numero due della Protezione civile regionale – viene utilizzato su disposizione diretta del dirigente o di altro funzionario, in modo improprio ad avviso dello scrivente, per movimentazioni di mezzi speciali ed esecuzione di lavori che nulla hanno a che fare con la gestione di situazioni emergenziali (della qual cosa si approfitta incidentalmente per declinare formalmente qualsiasi responsabilità). Tutto ciò – continua Cappadona che poi passa ad un esempio concreto – al di là degli evidenti profili di responsabilità, determina gravi criticità come quella che si cita nel seguito verificatasi in occasione delle forti mareggiate che hanno interessato la costa tirrenica in data 21/03/2018. In tale occasione infatti è pervenuta una richiesta di supporto in sala operativa da parte del comune di Cetraro per estesi allagamenti determinati dalla mareggiata in corso. La squadra di tecnici afferenti all’UdP di Cosenza inviata sul posto per una prima ricognizione comunicava allo scrivente, nel frattempo recatosi nella sede della sala operativa di Catanzaro per coordinare le attività, la necessità di inviare sul posto due pompe idrovore ed anche una torre faro in previsione del fatto che con ogni probabilità le operazioni si sarebbero protratte oltre gli orari diurni. A questo punto – continua Cappadona – il sottoscritto provvedeva a contattare telefonicamente il referente del centro mezzi scoprendo che lo stesso, unitamente ai componenti della squadra di turno, si trovava in un comune dell’alto Jonio cosentino per una attività disposta direttamente dal dirigente e di cui il sottoscritto non era assolutamente a conoscenza. Si constatava pertanto – conclude uno sconcertato Cappadona – che il centro mezzi, nonostante la fase operativa di “attenzione” determinata dal livello di allertamento come da direttiva approvata Dgr 535 del 15/11/2017, non fosse presidiato da alcuna unità di personale».

I.T.