«Non riusciamo a cacciare Scura». L’amara confessione, sottovoce, dei Cinquestelle

Il Movimento prende tempo e rinvia la resa dei conti in materia di sanità di Calabria. Si procederà, quasi certamente, con l'individuazione di due sub commissari (Maria Crocco grande favorita). Deputazione divisa «e poi ci sono questioni tecniche che non sappiamo sbrogliare». Intanto il commissario si fa bocciare due decreti al Tar, vincono i laboratori privati. DOCUMENTI – LA SENTENZA DEL TAR CHE BOCCIA DUE DECRETI DI SCURA

Massimo Scura

«Non c’è niente da fare, non se ne esce. Vorremmo tutti (o quasi) liberarci di Scura ma un po’ l’inesperienza e un po’ la materia che è contorta fatto sta che se non si dimette lui non lo caccia nessuno».

Sottovoce e rigorosamente in forma anonima la confessione di un deputato (o deputata) Cinquestelle con l’accento calabrese. Il Movimento che ha il timone in mano della sanità con il ministro Grillo e anche l’incombenza se non l’onere di sbrogliare la matassa calabrese ma non ne esce, non riesce a venirne fuori. L’ambizione più o meno di tutti rimane quella di cambiare il vertice del commissariamento, levare Scura, ma c’è una grande paura sullo sfondo, «consegnare nelle more e per qualche cavillo tecnico tutto poi nelle mani di Oliverio».

E già perché in giro per il Paese non ci sono molte esperienze in materia, manca uno storico. In Campania il commissario non è stato sostituito, ma si è dimesso il commissario di prima e poi è stato nominato De Luca perché una norma del precedente governo stabilisce la decadenza dell’incompatibilità tra governatore e commissario. «E il problema è proprio questo. Chi ci garantisce che la rimozione di Scura poi non comporti direttamente la nomina di Oliverio? Il quadro normativo non è per niente chiaro».

E così, nelle more, il partito di governo in qualche modo ammette di non trovare formule per cacciare Scura e teme, soprattutto, effetti collaterali della serie, per capirci, dalla padella alla brace. «Ora si capisce, da dentro la stanza dei bottoni, il perché neanche il governo precedente, se pure lo avesse voluto, non è riuscito a far fuori il commissario. Insomma la sensazione forte è che per liberarci di Scura o si dimette lui o si mette fine al commissariamento».

Nelle more, giusto per non farsi mancare nulla, si procede con rinvii su rinvii. Di Consiglio dei ministri in Consiglio dei ministri. Anche se ormai la strategia è chiara. Accerchiare intanto il commissario con la nomina di due sub commissari. Anche se pure su questo si rischia di scivolare perché la robusta deputazione calabrese di Cinquestelle ha presentato bigliettini con i nomi quasi tutti diversi al ministro. Nomi che quasi completamente sono ormai fuori di scena, eliminati dal “talent”. Tanto che l’unico nome forte e quasi sicuro che circola è quello di Maria Crocco, figura di riferimento della risanata sanità abruzzese. Consulente di Angela Adduce, manager del ministero da cui discende il famigerato “tavolo” interministeriale che sovraintende sui piani di rientro.

«Un modo come un altro per comandare da Roma, insomma». Sarà, ma la partita per ora è impantanata, a parte la Crocco. Nel mentre Scura si fa bocciare dal Tar (sentenza che pubblichiamo) due decreti che secondo i laboratori privati spostavano soldi loro in direzione delle cliniche private. Il Tar di Catanzaro, si legge in una nota «ha annullato i decreti numero 72 e 87 del 2018 emanati dal commissario ad acta per la sanità calabrese, Massimo Scura, in materia di budget per le strutture sanitarie private». Lo rende noto Anisap Calabria, associazione rappresentativa dei proprietari di strutture ambulatoriali che, insieme all’altra associazione Federlab, aveva presentato ricorso contro i provvedimenti commissariali.

In particolare, il Tar ha annullato un primo decreto di Scura, che fissava la «definizione dei livelli massimi di finanziamento per le strutture private accreditate per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale», e ha annullato anche un secondo decreto del commissario, collegato al primo, che fissava gli stessi tetti, ma per le strutture che erogano «prestazioni ospedaliere per acuti e post acuti». Secondo il presidente dell’Anisap Calabria, e presidente nazionale di FederAnisap, Edoardo Macino, «con questi decreti il commissario aveva spostato 23 milioni di euro dalle strutture di specialistica ambulatoriale alle case di cura private accreditate, non garantendo i livelli essenziali di assistenza nella specialistica ambulatoriale.

Un’operazione immediatamente contrastata dall’Anisap che – ricorda Macino – si è rivolta al Tar e alla giustizia civile e penale. Oggi la prima sentenza del Tar di Catanzaro che ha bollato i decreti di Scura come “eccesso di potere” definendoli «irragionevoli, carenti di motivazione, con una istruttoria difettosà». In una nota, Macino osserva che «purtroppo i danni che Scura ha provocato con questi suoi decreti, con la sua arroganza e con il suo eccesso di potere, non e’ facile ripararli.

In questi mesi numerose strutture di specialistica ambulatoriale, costrette dalla necessità, hanno venduto, il valore sul mercato è diminuito, molti professionisti hanno perso il posto di lavoro, molti cittadini non hanno potuto godere del diritto all’assistenza, in quanto non sono stati garantiti i livelli essenziali di assistenza. Se questo signore avesse un minimo di dignità dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni ed andarsene e se non dovesse farlo il governo ha il dovere di allontanarlo da un incarico così delicato. L’Anisap e la Calabria – conclude il presidente di Anisap regionale – attendono le decisioni del governo: questo è il momento delle decisioni, se il governo non dovesse procedere al suo immediato allontanamento si assume una grave responsabilità che i cittadini non capirebbero».

 

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I.T.