La polveriera (bagnata) di Cosenza

Volano stracci e minacce giudiziarie tra il senatore Cinquestelle Morra e il sindaco Occhiuto. Con il vessillo della Dda che resta però (solo) sullo sfondo...

  Tra Nicola Morra e Mario Occhiuto c’è sempre stato del veleno, in entrata e in uscita. Nel senso che quasi mai è stato il sindaco di Cosenza ad accendere per primo una delle tante taniche di benzina sparse in giro (ruolo ricoperto con serialità invece dal senatore Cinquestelle) ma certo non si può dire che il primo cittadino sia rimasto solo a incassare fin qui. Tutt’altro.

Da qui le periodiche scazzottate con Morra a spingere sull’acceleratore e Occhiuto sulla difensiva ma con tre “punte” in contropiede. E quello che i due hanno risparmiato al ring fin qui, diciamo per forma diretta, hanno lasciato che venisse recitato dai retroscenisti e dalle malilungue che vogliono ci sia Morra dietro le reiterate richieste (pentastellate) di ispezione al tribunale di Cosenza (per togliere dalla polvere alcuni fascicoli) e vogliono, per controaltare, che ci sia Occhiuto dietro alcuni “inciampi” (parentali) che anche uno come Morra può incontrare lungo il suo cammino. Insomma una guerra bella e buona che nelle ultime ore ha persino fatto finta di raggiungere il suo apice con sconfinamenti in minacce giudiziarie e coinvolgimenti (verbali e scenografici) della Dda. È toccato come al solito a Morra accendere forse la tanica di benzina più esposta lungo il Crati.

Occhiuto avrebbe utilizzato (anzi lui nel post usa l’espressione “pare che abbia utilizzato”) imprese impicciate con le cosche. Ditte poi finite nel mirino della Dda. Ditte comunque “riconosciute” in giro. Da qui la titolazione piuttosto semplicistica e forzata di certa stampa, della serie Occhiuto ha fatto lavorare la ‘ndrangheta.

Inevitabile la reazione del sindaco che ha notificato, sempre a mezzo media, il coinvolgimento della procura per diffamazione non prima di aver sottolineato che semmai sarebbe stato un congiunto di Morra a finire imbrigliato negli “inciampi” di certi ambienti. Insommma stracci, seri stavolta sia pure un po’ grotteschi. E pur essendo seriale la scazzottata tra loro questo, il paventato coinvolgimento della procura per il reato di diffamazione, è un inedito.

Non privo di controindicazioni e risvolti imprevedibili. Palla al centro e naturalmente Nicola Morra controattacca. Si ricomincia.

Mai esiliato il condizionale dal contesto dell’affermazione originaria, c’è il “pare” a tutelare la forma. E poi, diciamola tutta (continua in sintesi Morra), siamo sicuri che una querela e una indagine preliminare a tutto tondo convegna al sindaco Occhiuto? Dopotutto, lascia intendere il senatore, “quelle” ditte sono impicciate per davvero e siamo certi che convenga riaccendere il faro inquisitorio, sia pure per una sciocchezza come una querela per diffamazione?

Ed è questo l’ultimo duello (poco) rusticano e (molto) ruffiano, l’ultimo corpo a corpo tra Nicola Morra e Mario Occhiuto. Tra minacce di querele e di sputtanamento di congiunti e controminacce di indagini (serie) che possono ripercuotersi contro lo stesso querelante. Forse sta proprio in questo ultimo incrocio l’essenza, la genesi, il non ritorno del duello stesso. Morra attacca perché sa che il materiale per farlo non manca e Occhiuto risponde ricordando che anche “Cesare” ha dei parenti.

E il livello scende, mentre la tensione sale. Occhiuto non s’è mai tolto dalla testa che dietro Morra ci sia qualcun altro, qualcos’altro, altri progetti di potere “industriale” opposti al suo che con tecniche mediatiche che di “gentile” hanno poco (o molto) puntano alla spallata. Per il Comune, per la Regione che verrà, per tutto.

E Morra è invece convinto, probabilmente, che alcuni uffici giudiziari di Catanzaro (per non dire di Cosenza) si siano distratti abbastanza negli ultimi tempi a proposito del Palazzo. E sono stracci che volano, con il fango che quando schizza non guarda dove si poggia.

Tra Kennedy e Kruscev è finita con il pulsante della bomba nucleare che non ha premuto nessuno alla fine, nonostante il dito necessariamente di sopra. E ognuno dei due a pregare e sperare nella mossa pacifica e pacifista dell’altro, così da non farsi male e non passare per timoroso. Ne sono usciti bene entrambi, dall’imbuto. Prima di farsi “cucinare” poi da chi gli stava a fianco…

 

 

 

I.T.