«Il civismo siamo noi». Il “generale” Graziano apre (e spiazza) il tavolo

 In gergo si dice che “spariglia”, che prende in contropiede a destra e a manca e soprattutto nella “terra di mezzo”. L'ex consigliere regionale (mister 10mila preferenze) getta la maschera e punta dritto alle regionali del prossimo anno

 Chissà se arriverà prima il prossimo voto per le regionali che la parola fine sulla querelle giudiziaria con Gianluca Gallo, per ora detentore del suo seggio in consiglio con meno della metà dei voti che ha preso lui.

Vecchia storia, indubbiamente anche amara per Giuseppe Graziano, alias il “generale” per via della sua imperante e storicizzata presenza ai vertici della Forestale. Altri tempi, ma fino ad un certo punto però perché il “generale” lo riconoscono e lo ricordano tutti al punto che non è difficile che lo stesso rintracci ogni nome e ogni volto dietro le diecimila preferenze che ha portato a casa nel novembre del 2014. Il più votato nel campo del centrodestra.

Poi un congedo dal lavoro chiesto al foto finish rispetto all’avvio della campagna elettorale (o poco prima o poco dopo) e le aule dei tribunali che si aprono con Gianluca Gallo a prendere il posto suo a Palazzo Campanella.

Ma non è più questo il tempo di guardarsi alle spalle nutrendosi di rimpianti, se non per vicende remunerative che toccherà ai giudici dirimere. Il resto è lenta eutanasia di un consiglio che non ricorderà nessuno e genesi e programmazione di un altro che non sarà più lo stesso. E che sarà più difficile che mai raggiungere, per tutti. Per tutti ma un po’ di meno per chi si arma di civismo (autentico) rigorosamente trasversale e con un solo obiettivo sullo sfondo, dar spazio alle istanze vere del territorio e dei calabresi. Senza colori né inni di partito sul palco.

A “sparigliare”, da uomo a uomo e non dividendo più la lavanga tra centrodestra e centrosinistra. A parlare di gente di Calabria anche perché, come nel caso del “generale”, la politica è venuta dopo come necessità «ma lui è sempre stato un uomo di “servizio”» giura chi lo conosce da vicino.

E il radar punta lì, chi se ne intende lo sa. Dove prima si abbeveravano i partiti e oggi debbono farlo i problemi (da risolvere) dei calabresi. Cala le carte sul tavolo, Giuseppe Graziano. E lo fa, il “generale”, utilizzando la ragione sociale del movimento che gli sta a cuore, “Il coraggio di cambiare l’Italia”. Dice quasi tutto il nome e il secco post a corollario. «Il civismo siamo noi! Senza maschere, senza tranelli, senza sotterfugi. Se i cittadini calabresi ce lo chiedono noi ci faremo carico di portare le istanze, le esigenze e le idee della gente di Calabria».

A quali maschere e a quali tranelli fa riferimento Graziano? Ha intravisto un civismo in giro che invece ha altri retaggi e altre intenzioni? Chissà. Per non sapere né leggere né scrivere Graziano, il “generale”, scende in campo. «Il civismo siamo noi» dice. E si piazza in mezzo, a sparigliare. E a lasciare che altri si dividano campanili e leadership in un centrodestra (e in un centrosinistra) edificati sulla sabbia bagnata ormai. E con la Lega che vuol prendersi (da sola) tutto il cucuzzaro…

 

 

 

 

I.T.