Frondisti senza fronda

Senza timone né timoniere appare “l'umanità” indistinta che si agita dentro e fuori il consiglio regionale con la scusa della dissidenza. Uniti (soltanto) dal timore di restare fuori dai giochi. Divisi, per il resto, praticamente su tutto a cominciare da un “dettaglio”: chi candidare a governatore? Chi ha queste spalle larghe?

La foto dell’estate è questa, tutto sommato. Iconografica. Plastica raffigurazione delle trame tardo estive al fresco della sera tra due “mondi” (Agazio Loiero e Michele Traversa) un tempo lontani (ma mai lontanissimi) e oggi da unire quanto più possibile. La stagione politica nuova è quella che è, del resto. Drammatica, per certi aspetti. È tornata disperatamente di moda l’arte dell’arrangiarsi, della scialuppa di salvataggio da gettare in mare. E due “lupi” del calibro di Michele Traversa e soprattutto di Agazio Loiero che ci stanno a fare se non a gonfiare salvagenti quando il mare promette tempesta. Con l’ex governatore, soprattutto, che tramontata prima di sorgere la stella Viscomi è alla ricerca di un progetto, di un collante, di un humus culturale e quindi di un candidato (in nome del Signore) da spingere per il ritorno del potere dalle parti di Catanzaro (anche se qui Catanzaro c’entra poco). E ce l’ha il mestiere Agazio, figurarsi se non ce l’ha. Più di tanti altri e chi più di lui, del resto, sa come ci si deve muovere per non annegare. È indubbiamente lui, insieme a un Gentile e mezzo (certamente Pino, chissà Tonino fino a che punto) a pianificare in cabina di regia. E a girare il mestolo nella terra di mezzo, o di nessuno. A soffiare da fuori e da dentro il consiglio regionale sul fuoco della dissidenza. Uniti dal de profundis da suonare a Mario Oliverio. Divisi poi su quasi tutto il resto a cominciare dalle tecniche da adottare in consiglio regionale. E già perché mentre Agazio pianifica da da fuori poi c’è tutto un mondo da coltivare dentro Palazzo Campanella. Dove abita e si alimenta anche un’altra forma di dissidenza, questa più intima e interna a quella che una volta era la maggioranza di governo regionale. Non è ancora chiaro se Franco Sergio s’è poi ripreso dalle coliche renali che lo hanno tenuto fuori dall’adunata di Serra San Bruno, location aggiustata da Brunello Censore a fine agosto per fare la conta dei dissidenti. Ma pare abbia giurato anche lui, con le fitte lombari addosso, che indietro non si torna e che il gruppone (guidato da Guccione e Ciconte) non può essere che in espansione. Il gruppone della dissidenza, della rivolta contro la regnanza del governatore. Anche loro, uniti dalle freccette da tirare sul poster di Mario. Divisi poi sul come farlo, quando, fino a quando e fino a che punto. E divisi sulla capitalizzazione della dissidenza stessa. Una prova di muscoli per guadagnarsi (solo) un seggio nel prossimo consiglio? Tipo, ognun per sé e Dio per tutti? Oppure qualcuno aspetta ancora una chiamata nelle stanze del potere di questa legislatura, nonostante ci si sia spinti ormai molto oltre e molto lontano nella dissidenza stessa? Nell’attesa si naviga nel surreale con Lega e Cinquestelle che minacciano di poter lasciare briciole al resto del circondario (tra poco più di un anno) e più passano le settimane e più il gruppone della dissidenza, dentro e fuori il consiglio, si innervosisce e perde lucidità. Va in affanno. Chi lo sfida, il gruppone, a staccare la spina alla legislatura puntando alla schiena dritta della coerenza non ha fatto bene i conti, o invece li ha fatti benissimo, su di un dato che è ormai così sconcertante da aver fatto perdere gli ultimi capelli ad Agazio. La dissidenza anche illuminata dentro e fuori il consiglio non è dato sapere se ha un timone ma certamente non ha un timoniere. Un finalizzatore. Il nuovo centravanti contro la regnanza di Oliverio e contro (soprattutto) chi governa oggi a Roma e che tra un anno potrebbe essere più forte che mai. Manca chi ha il “fisico del ruolo”. E per quanto ci si sforzi a “dipingerli” diversamente una resta l’immagine più calzante, ideale. Frondisti senza fronda. A giocare una partita che così non si può vincere, a parte qualche seggio da mercanteggiare qua e là. O è proprio questo il vero obiettivo?

I.T.