Ristorart, nonostante l’interdittiva gli appalti possono (per ora) proseguire

Il Tar Toscana accoglie la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento della prefettura di Prato in attesa delle discussioni di merito, ovviamente in relazione al ricorso presentato. Dal ristorante della Cittadella alla mensa nell’ospedale di Catanzaro si può andare avanti, quindi. Ma la sostanza del provvedimento resta intatta e il quadro generale complicato ed è la stessa azienda ad ammetterlo, «è solo un piccolo passo, la strada è lunga...».

Con troppi dipendenti per staccare la spina da un giorno all’altro (circa 250). E con troppa posta (alta) in gioco per mandare tutto a carte quarantotto anche perché si sa che poi gli appalti assegnati dagli enti, se corposi e impegnativi, non è facile poi sospenderli da un giorno all’altro.

È con questo quadro sullo sfondo ben chiaro che il Tar Toscana, con decreto presidenziale, ha accolto l’istanza presentata dalla Ristorart accettando di sospendere gli effetti dell’interdittiva antimafia (non l’interdittiva in sé) in attesa di una discussione di merito sempre al Tar. In altre parole il gruppo Ristorat, di cui il dominus è Nicola Capogreco, chiede molto più concretamente al presidente del Tar Toscana di accettare che nelle more di una decisione più complessiva sul merito del provvedimento si possa continuare a erogare i servizi appaltati e in essere, tra cui ovviamente il ristorante nella pancia della Cittadella (il progetto Pecco) e la mensa dell’ospedale Pugliese di Catanzaro, solo per dirne due tra i più importanti di appalti che gestisce il gruppo. È la stessa azienda del resto che comunica, con prudenza e serietà del caso, la notizia attraverso una nota… «La Ristorart Toscana srl rende noto – si legge – che il Tar Toscana con decreto presidenziale 467 del 2018 ha ritenuto di dover accogliere l’istanza della medesima azienda, sospendendo l’efficacia del provvedimento impugnato (interdittiva) e consentendo la prosecuzione dei contratti in corso di svolgimento. È solo un piccolo passo – continua la nota – a tutela di 250 famiglie di nostri collaboratori e della nostra storia aziendale. Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga e difficile ma questa notizia è di buon auspicio nella prosecuzione della vicenda per la definizione della quale continuiamo a riporre, come sempe, completa fiducia nell’operato della giustizia».

Un piccolo passo perché la strada è lunga, dice la stessa azienda. Che naturalmente accoglie la buona notizia della prosecuzione dei servizi e del livello occupazionale ancora integro. Ed è questo, senza alcun dubbio, il risvolto più significativo del decreto presidenziale del Tar Toscana. C’è poi la «strada che resta ancora lunga», così come ammette la stessa azienda. Il ricorso e la discusisone di merito saranno complessi e insidiosi perché altrettanto viscido e pregno di sospetti importanti è il decreto del prefetto di Prato a proposito dell’interdittiva antimafia emessa a carico di Ristorart. All’interno delle 12 pagine alcuni passaggi inquietanti come le risultanze investigative incrociate con la Dda e con l’inchiesta Jonny sulla gestione del Cara di Isola e l’accusa più pesante, proprio gerenata da quel fascicolo. E cioè che Ristorart avesse fatto da prestanome alla cosca Arena-Nicoscia nella cessione del subappalto alla Quadrifoglio srl dei Poerio, coinvolti pienamente e penalmente dall’inchiesta della Dda. È nel virgolettato dello stesso provvedimento del prefetto di Prato che, prendendo a spunto la eccessiva percentuale di cessione di subappalto alla Quadrifoglio srl, si fa riferimento al ruolo di «Capogreco e Ristorart come prestanome della Quadrifoglio srl e degli Arena», in ragione di un ruolo «di mero schermo a beneficio di quell’azienda» che è centrale nell’inchiesta della Dda Jonny. Da qui l’interdittiva che ora il presidente del Tar Toscana sospende negli effetti in attesa di una discussione di merito.

                                                                                           I.T.