Per il Cara di Isola «Capogreco e Ristorart “prestanome” della cosca Arena»

È contenuta in 12 pagine l'interdittiva antimafia emessa dalla prefettura di Prato a carico del colosso della ristorazione, che gestisce tra l'altro anche l'appalto per la mensa della Cittadella della Regione (il progetto Pecco). Il provvedimento si genera e si intreccia di continuo con l'inchiesta della Dda di Catanzaro Jonny, la presunta gestione del centro di accoglienza immigrati in mano alla cosca criminale egemone

 «Nicola Capogreco ha assolto, per il tramite della sua società (Ristorart) alla funzione di prestanome della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto nell’ambito dell’appalto gestione del Centro governativo di accoglienza per immigrati Hub regionale e del Centro di identificazione ed espulsione di Isola Capo Rizzuto». È a pagina 8 (su 12) che la prefettura di Prato, nel provvedimento emesso di interdittiva antimafia a carico della Ristorart, prova a dare il “meglio”. A racchiudere più sinteticamente ed esaustivamente il senso del provvedimento stesso. Funzione attiva di “prestanome” degli Arena nel Cara di Isola che Capogreco e Ristorart avrebbero svolto e reso inconfodibile come prestazione, secondo la prefettura, sia per ragioni squisitamente commerciali che a seguito di complicate risultanze investigative, ovviamente in modalità “interforce” e cioè in collaborazione con la prefettura ma soprattutto con la Dda di Catanzaro. Decine di intercettazioni telefoniche e ambientali, si legge nelle note del decreto, testimonierebbero della frequentazione più o meno assidua e “industriale” di Capogreco con soggetti criminalmente pericolosi e coinvolti totalmente nell’inchiesta Jonny sul Cara di Isola. E se a questo si aggiunge una cessione in subappalto “eccessiva” e concordata prima del contratto stesso alla Quadrifoglio srl (griffe fiscale dei Poerio e quindi degli Arena, implicata proprio nell’inchiesta della Dda sul Cara di Isola) il decreto della prefettura di Prato trova la sua genesi. Recente genesi. Porta la data del 20 luglio il protocollo in uscita. E si porta dietro un lavoro intenso svolto negli ultimi tempi. Le “lampadine” si accendono quando la Città di Torino, area appalti ed economato, consulta la Bdna (banca dati nazionati antimafia) a proposito proprio della Ristorart. È il 13 giugno e si accendono le spie anche perché nel frattempo, siamo al 27 aprile, è la prefettura di Catanzaro che lancia “l’allert”. Una sorta di avviso ai naviganti per l’Italia, di ultima chiamata prima che sia troppo tardi. La prefettura di Catanzaro segnala alla prefettura di Prato che Ristorart, «aggiudicataria della gara per la concessione del servizio bar ristorazione veloce e ristorante presso i locali della Cittadella regionale di Catanzaro risulta citata negli atti del procedimento penale afferente all’operazione Jonny coordinata dalla Dda di Catanzaro nei confronti di 84 appartenenti alla famiglia di ‘ndrangheta Arena-Nicoscia attiva ad Isola Capo Rizzuto». E così la prefettura di Prato si trova nel computer un “allert” di quella di Catanzaro (su atti della Dda) e una richiesta alla Banca dati nazionale da parte della Città di Torino. E inizia le sua “pratica”, inizia a lavorare alla liberatoria o meno (cioè all’interdittiva) a proposito proprio di Ristorart. È Prato che deve sbrigarsela la faccenda perché è qui che risiede la sede legale dell’azienda «in via Pier della Francesca» anche se, si legge, «non vi è sede di lavoro alcuna ma solo uno studio commerciale». Curioso, si fa per dire, il caso. A seguire la pratica e a siglarla è il prefetto Scialla che conosce bene la Calabria dal momento che è stata commissario prefettizio al Comune di Siderno dopo l’arresto di Figliomeni (Capogreco è a Locri, a due passi da Siderno, che piazza e non da oggi le sue “tende”). La prefettura di Prato inizia a richiedere e ad ottenere informazioni sul procedimento penale che ha generato “l’allert” della prefettura di Catanzaro e pezzo dopo pezzo si fa il suo quadro. Anche a cominciare dalla composizione stessa della società e dal profilo di ognuno dei componenti. Sempre precisando che «il Capogreco non risulta al momento coinvolto direttamente nell’inchesta penale denominata Jonny» e che tuttavia sono diverse e continue e confidenziali anche in relazione all’appalto mensa del Cara di Isola le «interteccazioni che lo ritraggono a contatto con soggetti pienamente coinvolti nel procedimento stesso». In sintesi e in buona sostanza, secondo la prefettura, nel provvedimento interdittivo non ha nessuna incidenza il fatto che Capogreco non sia stato per il momento coinvolto nell’inchiesta penale della Dda ma lo ha invece, eccome se lo ha, il continuo interagire e per ragioni imprenditoriali con soggetti che invece coinvolti lo sono totalmente. Così facendo, sempre secondo la prefettura, alzerebbe l’asticella del rischio infiltrazioni proprio nella stessa Ristorart anche perché c’è poi il subappalto alla Misericordia che in qualche modo, secondo il palazzo del governo di Prato, chiude il cerchio. Ristorart partecip alla contrattazione per «l’aggiudicazione provvisoria della gara di affidamento ristorazione, della durata di un anno, della gestione del Centro governativo di accoglienza per immigrati hub regionale e del Centro di identificazione e di espulsione». È il 18 maggio del 2016 e Ristorart partecipa in qualità di società “mandante” nell’ambito di un’Ati. La convenzione vera e propria arriverà ad ottobre ma ben quattro mesi prima, scrive la prefettura, il 29 giugno del 2016, «l’Ati e la Ristorart hanno chiesto alla prefettura di Crotone l’autorizzazione a subappaltare una parte del contratto alla società “il Quadrifoglio srl” (che poi in Jonny la Dda descriverà come progaggine industriale nel Cara di Isola della cosca Arena-Nicoscia)».

Quindi quattro mesi prima della stipula della convenzione Ristorart e l’Ati chiedono di poter suppaltare una fetta imporrtante della commessa a il Quadrifoglio srl perché, secondo quanto scrive la prefettura di Prato, il tutto era stato già concordato prima tra le parti. E a fugare ogni dubbio, secondo gli uomini di governo toscani, le condizioni commerciali del subappalto stesso. «Considerato che – scrivono – la Ristorart, detentrice della percentuale più alta del servizio di ristorazione (19,28%) ha ceduto in subappalto alla Quadrifoglio srl una quota pari al 15,73% (corrispondente alla quasi totalità della fornitura rimanendo con una quota del servizio inferiore a quelle spettanti alle altre società facenti parte dell’Ati» e ritenuto «che tale operazione societaria nell’ambito della gestione del servizio risulta anomala e contraria all normali logiche commerciali» non si può che prendere atto che «la Ristorart viene utilizzata come mero “schermo sociale” al solo fine di utilmente mascherare la presenza della Quadrifoglio srl nell’affare del Cara».

 

I.T.