Graziano contro Gallo, non finisce qui

Nella sentenza di Cassazione che conferma il seggio in consiglio regionale al forzista sarebbe contenuto un grossolano errore materiale. Da qui la probabile richiesta di revocazione della sentenza stessa

Capita, può succedere. Sono umani anche loro, i giudici della Suprema Corte di Cassazione. E può accadere che presa carta e penna e persino calamaio ci si possa imbattere in un (grossolano) errore materiale in sentenza al punto da metterla formalmente in discussione.

È più o meno quello che potrebbe essere accaduto a proposito della sentenza con la quale proprio la Cassazione ha confermato il seggio, nelle ultime ore, a Gianluca Gallo a corredo di una lunga e complessa controversia con Giuseppe Graziano, diciamo l’estromesso dall’aula fin qui. Graziano è stato dapprima eletto nel novembre del 2014 finchè il suo posto non è stato preso poi dallo stesso Gallo a conclusione (parziale) di un iter giudiziario centrato sulla campagna elettorale che Graziano avrebbe condotto anche in parte pur rimanendo in organico presso il Corpo forestale dello Stato. Questo il motivo fondante del ricorso di Gallo. Batti e ribatti finchè non si siede proprio Gallo in aula ma Graziano, naturalmente convinto delle sue ragioni, fa ricorso in Cassazione che, notizia di cronaca delle ultime ore, continua a dare ragione a chi oggi occupa il seggio (quindi Gallo) giudicando inammissibili i motivi del ricorso. Ma è proprio quando i giudici della Suprema Corte scrivono in sentenza le motivazioni del secondo motivo del ricorso di Graziano da considerare inammissibile che, sulla carta, potrebbe annidarsi il grossolano e marchiano errore. Persino fatale. Scrivono infatti i giudici che non è sufficiente «la produzione in sede di Appello della domanda di aspettativa risalente al 24 ottobre 2014, che non era affatto decisiva ai fini del decidere, dato che, come detto, la rimozione della causa di ineleggibilità non dipende dalla collocazione della domanda di collocamento in aspettativa ma decorre dalla formale accettazione della stessa o dallo spirare del termine di cinque giorni dalla sua inutile presentazione». Dove sta il (probabile) errore materiale grossolano?

I giudici avrebbero scambiato l’accettazione dell’aspettativa di Graziano da parte del Corpo forestale dello Stato con la domanda stessa. Perché la norma è chiara sul punto. Ci si deve collocare in aspettativa entro i cinque giorni dalla presentazione delle liste e quindi entro un mese esatto prima del voto. Vale come termine ultimo di accettazione dell’aspettativa anche il giorno stesso della presentazione delle liste, che poi coincide con l’istante prima dell’avvio della formale campagna elettorale. Graziano avrebbe così ottenuto la risposta affermativa da parte del Corpo forestale dello Stato il 24 ottobre, esattamente un mese prima del voto e il giorno stesso che valeva come termine per presentare le candidature. Quindi formalmente nei tempi. E avrebbe anche prodotto questo documento di “accettazione” alla Cassazione stessa. Che lo ha invece scambiato per la domanda di aspettativa, che naturalmente così collocata temporalmente non può essere considerata dalla Corte in tempo utile per concorrere lealmente in campagna elettorale. Un documento per un altro e una data per un’altra. Questo il (probabile) grossolano e marchiano errore dei giudici. Che apre anche scenari di richiesta di revocazione se è vero come è vero che la «legge 353/90 ha introdotto l’articolo 391 bis c.p.c.; secondo tale disposizione, se la decisione della Corte di Cassazione è affetta da errore di fatto ai sensi dell’art. 395 n. 4 c.p.c., la parte interessata può chiederne la revocazione con ricorso da notificare entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notificazione della sentenza ovvero di un anno dalla pubblicazione».

E così, la storia infinita tra Gallo e Graziano, probabilmente non finisce qui. E non è neanche detto che si concluderà prima della stessa fine della legislatura regionale…

I.T.