È di Tansi la perizia che fonda l’inchiesta di Facciolla

L'attuale capo della Protezione civile consulente della procura di Castrovillari che per l'alluvione di Rossano ha iscritto nel registro di indagati quasi 200 tra politici, funzionari pubblici, imprenditori e privati cittadini

È di Carlo Tansi la perizia che inchioda. La consulenza Ctu che offre alla procura di Castrovillari un “vassoio” pieno di inevitabili e non più eludibili responsabilità a più livelli, non escludendo stavolta nemmeno figure di peso come Mario Oliverio e Mario Occhiuto (in qualità di ex presidenti della Provincia). Centina a centinaia di permessi edilizi su terreni R3 o R4 (massima pericolosità) ricostruiti e ricompresi uno ad uno nella loro drammatica e sconcertante illegalità. Centina di abusi edilizi dal torrente Citrea al Coriglianeto per non dire degli “abusi legalizzati”, i condoni concessi e improponibili che pure sono andati all’incasso. Condoni che non solo sono stati richiesti in modo illegittimo (da ingegneri, architetti e geologi) ma che poi sono stati concessi in modo altrettanto illegittimo. Ci sono poi le lottizzazioni (centinaia) su lotti a rischio Pai, dove edificare è vietato e immancabili i (mancati) controlli lungo i fiumi a cominciare dalla pulizia degli alvei da parte degli enti preposti. Di tutto di più fintanto che il 12 agosto del 2015 un temporale importante ma non esiziale (anche in questo la perizia è risultata fondamentale visto che la stessa procura scrive che non si è trattato di un fenomeno incontenibile) ha fatto il resto. Diciamo un letto di fango che si è riversato per le strade ma che non aspettava altro che una “scusa”, per scatenarsi. Corposa la consulenza del Ctu della procura, Carlo Tansi, attuale capo della Protezione civile. Solo dopo averla esaminata attentamente Facciolla ha poi predisposto i relativi interventi, ovviamente dopo aver consultato altra documentazione altrettanto probante. La consulenza del Ctu è risultata anche essenziale alla fine per eliminare dalla scena dell’eventuale crimine la cosiddetta “curva quasi a gomito”, cioè proprio dove il fiume ha rotto gli argini. In un primo momento s’è pensato che quella “curva” era stata creata apposta per permettere edificazioni, diciamo sospettando una deviazione del letto del fiume da parte dell’uomo. La consulenza ha chiarito invece che negli ultimi 50 anni nessun intervento artificiale di questa natura è stato messo in atto nella zona per cui tutto il resto, e tutto il resto del fango, va addebitato a chi ha richiesto e a chi ha concesso ripetutamente negli anni centinaia e centinaia di permessi edilizi sul letto del fiume.

I.T.