Ce la farà il Pollino a contenere il vento nuovo?

 L'arresto di Marcello Pittella, governatore della Basilicata, inquieta e sconvolge il già debole “ecosistema politico” delle regioni del Sud. Come non intravedere anche dalle nostre parti ipotetici scenari criminali come quelli che i magistrati hanno scoperto nella vicina Lucania. Il partito dei presidenti può attendere...

Il sindaco di Aieta, Marsiglia, in una foto di gruppo con Mario Oliverio

 Da Musmeci a Emiliano, titolava o auspicava qualcuno nei giorni scorsi. Con tanto di vero e proprio summit tra governatori convocato da quello della Campania De Luca al quale nessuno ha potuto (né voluto) dire di no. A cominciare da Mario Oliverio, naturalmente, che probabilmente non aspettava altro. Da Musmeci a Emiliano, disegnando a matita sbiadita una specie di virtuosismo a metà tra quello territoriale (l’appartenenza etnica al Mezzogiorno) e quello amministrativo persino scolorito e senza bandiere visto che in mezzo ci doveva finire pure Musmeci (presidente della Sicilia) che non è mai stato né votato né ispirato dallo stesso elettorato che ha eletto gli altri. Ma tant’è. In epoca storica contingente e con Salvini ministro degli Interni e Di Maio al dicastero del Lavoro, tutto può far brodo e far squadra.

Virtuosismo etnico e territoriale da un lato, amministrativo dall’altro. Il Sud che risponde o in ogni caso si difende se non addirittura reagisce con le buone pratiche (?) dei suoi governatori al dilagare del sovranismo e dell’antisistema. Della serie, i partiti non ce la faranno mai a contrastare una miscela così esplosiva e allora De Luca, Emiliano, Oliverio e Pittella ci provano con il Mezzogiorno che fa nicchia. Che fa sistema. Che fa macroregione fingendo di lasciare a casa il cappello in mano (ma in realtà non potendone mai fare a meno, per ora). Da De Luca a Pittella, passando per Oliverio ed Emiliano. Già, Marcello Pittella. Nell’itinerario immaginifico di questo nuovo (?) Sud che si scopre virtuoso la Basilicata doveva essere, ed è stata, “epicentro”. Perché più colludata, più funzionale. Più mediaticamente garantita e sperimentata. La griffe Pittella ha sempre funzionato, del resto. Ha sempre portato all’incasso le aspettative. Non si spiega diversamente la “dolce vita” lucana degli ultimi dieci anni, simbolo di un Sud che se si mette a lavoro sa far parlare bene di sé. Costipata dalle montagne e dal vicinato ingombrante di Campania e Calabria la Basilicata nell’ultimo decennio ha fatto giardino a sé. Aiuola. Spiaggia privata e ambita, di certo più in empatia con l’altra vicina, la Puglia. Senza l’iconografia della Lucania felix la macroregione della rivincita (il Sud federato di De Luca) non avrebbe neanche avuto origine come pensiero. Di tutto e con tutti ma a partire dalla Lucania felix, naturalmente. E dalla griffe Pittella con Gianni (fratello di Marcello) a sovraintendere dal cuore dell’Europa. Compagni di viaggio o di battaglie quanti ne vuoi ma a partire dalla Lucania felix, sistema ben riuscito e ancor meglio trasmesso mediaticamente di pubblica amministrazione che non si pone come primo obiettivo il saccheggio del territorio. Pratica per certi aspetti inedita nel resto del Sud. Ma come il sisma del 23 novembre dell’80 la Basilicata scopre d’un tratto di essere più piccola di quello che pensava, o di quello che lasciava intendere. L’arresto di Marcello Pittella (è ai domiciliari) spacca in due il cuore del Sud e riallontana ogni sponda. Ogni virtuosismo. Ogni velleità futuribile. Il giardino curato del Mezzogiorno si scopre al centro di un sistema di potere centralizzato e barattato con la sanità e i posti di lavoro. E il procuratore di Matera che in conferenza dice con voce tremante che tutto ruota attorno al governatore e a persone di Chiesa, alti prelati. Una stazione appaltante del potere che dissemina posti di lavoro, primariati, possesso di corsie di ospedale. Alzi la mano chi se la sente di dire che è questo uno scenario criminale mai annusato, mai intuito, mai constatato dalle nostre parti. Tutt’altro. Le carte di Matera rilette con occhio conterraneo fanno quasi una figura dilettantesca. Primordiale. Abbiamo idea che dalle nostre parti, e non da oggi, accade ed è accaduto di molto peggio. Di più raffinato. E allora il “sisma” di oggi non è completo nella rilettura senza un retropensiero. C’è un vento “nuovo” che s’è messo a soffiare da chissà quale parte e chissà verso quale direzione. È friccicarello, per ora indecifrabile. È un vento nervoso perché impalpabile e ingestibile e mette ansia nei Palazzi perché l’unica cosa certa è che niente sembra più al sicuro. Difficile che il Pollino riesca a fare da barriera a questo vento “nuovo”. Gli ultimi giorni di frenetica attività delle procure locali qualcosa in parte la dicono (nella foto il sindaco di Aieta Gennarino Marsiglia in un “poster” di gruppo di qualche tempo fa con Mario Oliverio) ma non del tutto. Il clima rigonfio promette ed è capace anche di altro.

D.M.