Via libera alle trivelle nel Mar Ionio calabrese

La Regione perde anche il ricorso nel merito al Tar del Lazio contro i decreti ministeriali di autorizzazione

Via libera alle trivelle nel Mar Ionio calabrese, il Tar del Lazio han respinto il ricorso nel merito della Regione contro i decreti ministeriali che autorizzavano la società Global Med a effettuare ricerche di idrocarburi in mare. L’ennesima sconfitta per la Calabria. Si legge nella sentenza di ieri del Tar del Lazio:

“Il Tribuna- le Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter) ha pronunciato la presente sentenza sul ricorso numero di registro generale 2169 del 2017, proposto da Regione Calabria, in persona del Presidente p.t., elettivamente domiciliata in Roma, viale di Valle Alessandra n. 59 presso lo studio Vizzari – Palmieri e rap- presentata e difesa nel presente giudizio dagli avv.ti Gianclaudio Festa e Giorgio Vizzari contro – Ministero dello sviluppo economico, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex legge lo rappresenta e difende nel presente giudizio; – Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in persona del Ministro p.t. – non costituito in giudizio; – Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, in persona del Ministro p.t. – non costituito in giudizio; nei confronti di Global med llc, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in Roma, viale G. Rossini n. 9 presso lo studio legale Turco e rappresentata e difesa nel presente giudizio dagli avvocati Emanuele Turco e David Turco per l’annullamento dei seguenti atti: a) decreto del Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Sicurezza dell’Approvvigionamento e le Infrastrutture Energetiche, del 15/12/2016, con cui è stato rilasciato il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi convenzionalmente de- nominato «F.R 41.GM», nel Mar Ionio, zona marina “F”; b) decreto del Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Sicurezza dell’Approvvigionamento e le Infrastrutture Energetiche, del 15/12/2016, con cui è stato rilasciato il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi convenzionalmente de- nominato «F.R 42.GM» nel Mar Ionio, zona marina “F”; c) ove necessario, decreti n. 287 e n. 288 del 18/10/16 di compatibilità ambientale adottati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro dei beni culturali; d) ove necessario, pareri n. 2082 e n. 2083 del 27/05/16 resi dalla commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale; e) ove necessario, pareri resi dal Ministero dei beni culturali con note n. 25954 e n. 25946 entrambe del 27/10/15”. Va, innanzi tutto, premesso che lo Stato è titolare di potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni cul- turali”, secondo quanto previsto dall’art. 117 comma 2 lettera s) Cost. di talchè, rispetto a tali competenze, non è ipotizzabile l’intesa “forte” invocata da parte ricorrente. Con riferimento, poi, alle determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, ivi comprese le funzioni di polizia mineraria, la Corte Costituzionale ha evidenziato che lo Stato ha competenza esclusiva per il rilascio dei titoli “a mare” in quanto “sul fondo e sul sottofondo marino si esplica- no poteri di contenuto e di intensità uguali per tutta la fascia che va dalla linea della bassa marea fino al limite esterno della piatta- forma, circostanza che non con- sente di riconoscere alle Regioni una competenza neppure con riguardo alle attività che posso- no esercitarsi sulla porzione di fondo e di sottofondo sottostante al mare territoriale” (sentenza n. 39/2017) e proprio per questo motivo deve essere escluso il “coinvolgimento regionale, attraverso l’intesa, nel rilascio dei titoli abilitativi a dette attività”. “I decreti del 18 ottobre 2016 hanno natura di veri e propri atti presupposti emanati all’esito di distinti ed autonomi sub-pro- cedimenti, in quanto diretti a tutelare un interesse specifico (quale è quello ambientale), e, come tali, sono soggetti all’onere di immediata impugnazione (così Cons. Stato sez. VI n. 1213/2009; TAR Puglia – Bari n. 1686/2012; TAR Molise n. 374/2010) come si evince dall’art. 27 d. lgs. n. 152/2006 che, nel testo applicabile “ratione temporis” alla presente fattispecie, stabilisce che “il provvedimento di valutazione dell’impatto ambienta- le è pubblicato per estratto, con indicazione dell’opera, dell’esito del provvedimento e dei luoghi ove lo stesso potrà essere consultato nella sua interezza, a cura del proponente, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana per i progetti di competenza statale ovvero nel Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti di rispettiva competenza. Dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ovvero dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della regione decorro- no i termini per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte di soggetti interessati”. Ciò posto, il Tribunale rileva che ’impugnazione dei decreti di valutazione d’impatto ambientale nn. 287 e 288 del 18/10/2016 è nella fattispecie tardiva in quanto i decreti sono stati pubblicati, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale del 5 novembre 2016 (cir- costanza di cui il Tribunale non ha potuto tenere conto in sede cautelare in quanto la prova della pubblicazione è stata prodotta in giudizio dalla controinteressata solo in allegato alla comparsa datata 14 luglio 2017 e, quindi, successivamente all’adozione del provvedimento cautelare) men- tre il ricorso è stato notificato in date 25 e 27 febbraio 2017 e, quindi, oltre il termine decadenziale d’impugnazione di sessanta giorni previsto dall’art. 29 d. lgs. n. 104/2010. Solo per esigenza di completezza va rilevato che la controinteressata, in allegato alla memoria depositata il 23/03/17, ha prodotto significativa documentazione, non specificamente contestata da parte ricorrente, circa l’insussistenza della violazione del limite di distanza previ- sto dall’art. 6 d. lgs. n. 152/2006”. “In particolare, la zona d’impatto dell’attività di ricerca si estenderebbe ben oltre l’area autorizzata e coinvolgerebbe le aree protette ed, inoltre, gli atti autorizza- tori non avrebbero considerato gli effetti nocivi sull’ambiente e sulla pesca come evidenziati dal rapporto tecnico dell’Ispra. Il motivo è irricevibile per le stesse ragioni esplicitate in riferimento alla precedente doglianza. Infatti, i vizi dedotti hanno ad oggetto non i gravati permessi di ricerca in sé ma i provvedimenti del 18/10/2016 che hanno accertato la compatibilità ambientale ed i presupposti atti endoprocedimentali (come espressamente indicato alle pagg. 11, 12 e 14 del gravame) e che, come già precisato, non sono stati tempestiva- mente impugnati. I motivi sono irricevibili per tardività in quanto gli stessi hanno ad oggetto vizi riferibili ai decreti di compatibilità ambientale del 18/10/16 e agli atti loro presupposti (in particolare, i pareri nn. 2082 e 2083 del 27/05/16) che, come già evidenziato, risultano impugnati oltre i termini di legge. Per questi motivi il ricorso è irricevibile ed in- fondato e deve essere respinto”.