Fallimento Calabria ora, condannati Aquino e Citrigno

Fallimento Calabria arriva la sentenza di condanna di primo grado per i due ex editori Fausto Aquino e Pietro Citrigno, rispettivamente condannati a due anni e quattro anni di reclusione per bancarotta preferenziale delle due società Cec e Paese Sera, che negli anni hanno editato il giornale. Condanne più miti per gli altri imputati: un anno e dici mesi per Rosanna Grillo e Tommaso Funari Le condanne sono state più severe della richiesta del pm Cozzolino.

Per l’imprenditore Pietro Citrigno il pubblico ministero aveva chiesto tre anni e sei mesi mentre per Fausto Aquino due anni di reclusione. Un anno per Massimo Zimbo e due anni e sei mesi per Tommaso Funari.

Un anno invece la richiesta per Giuliana Grillo. La pubblica accusa ha ricostruito com sono state portate al fallimento delle due società. Il dolo specifico delle operazioni per il pm Cozzolino è da ricercare in operazioni che nonostante la difficoltà delle aziende sarebbero andate nella direzione dei pagamenti a chi potesse garantire la continuità della vita del quotidiano dunque favorendo i creditori non chirografari ma quelli che più erano nelle grazie dell’editore.

«La Cec proprio prima di fallire – dice il pm – ha liquidato nei confronti dello stampatore Umberto De Rose 500mila euro. Tutto a scapito dei confronti dello Stato e degli enti previdenziali che negli anni avevano accumulato debiti che in fin dei conti hanno superato il milione di euro».

Le scatole cinesi delle società che sono state costituite negli anni per il pm ad altro non servivano se non a garantire le operazioni di accredito e addebito e garantirsi una copertura finanziaria.

«Che si sia operato con dolo ce lo conferma la consulenza di parte che nel dirci che De Rose è stato pagato per garantire la sopravvivenza del giornale altro non ha confermato che la bontà dell’impianto accusatorio». Dal processo è emerso che tutto era gestito da Citrigno. «Zimbo era una testa di legno – afferma il pm – tutti ci hanno confermato nel corso del processo che a gestire tutto fosse Citrigno».

Il ruolo dell’imprenditore si sarebbe palesato anche nella scelta di portare il debito dello stampatore De Rose da un’azienda all’altra e tutelandolo con il pagamento di residuo della società Cec. Tutte queste operazioni avrebbero leso il principio della parità di trattamento tra tutti i creditori.

 

ECCO LA SENTENZA