Di lotta e di governo

A corredo della bolscevica riconferma di Guglielmelli al vertice della segreteria provinciale è mancato lo "spettacolo" degli interventi polemici, frontali, divisivi

Tra le poltrone del cinema Italia di Cosenza, ieri, circolava una battuta non priva di un qualche significato politico.

Il blocco unico e (fintamente) unito del Pd nella provincia più grande ha finito col togliere anche un po’ di divertimento, di sale, di adrenalina alle adunate.

Tipo, era meglio quando facevamo finta di dividerci e poi eravamo uniti piuttosto (come sta avvenendo ora) che fare finta di essere uniti per poi farsi la guerra con i coltelli affilati sotto il tavolo.

E così a corredo della bolscevica riconferma di Guglielmelli al vertice della segreteria provinciale è mancato lo “spettacolo” degli interventi polemici, frontali, divisivi. Lunghi monologhi con finestre sull’introspezione e sui ricordi, come nel caso di Magorno.

Manifesti incontrastati di guerra al governo dello stesso partito in nome e per conto della sanità di Calabria, come nel caso di Oliverio.

Tirata d’orecchi per chi ha lasciato la baracca (Pasqua) ricordandogli che se è il caso occorrerà andar via tutti dal partito se non arriveranno risposte, come nel caso di Guccione. Ma nessuno ha “osato” sfidare il tavolo, rompere platealmente la tregua, rinunciare alla estenuante attesa della lotteria delle candidature.

Tutti, più o meno, allineati e coperti, bolscevichi appunto. E per un giorno con la sinistra nel cuore. Finita la rassegna e con i comunicati d’attacco già scritti e pronti sui cellulari, ecco il fiato alle trombe delle correnti.

Le differenzazioni. La corsa al puritanesimo e all’integralismo. Di governo al tavolo, di lotta quando il tavolo si sparecchia. Chissà. Con un piede e un piede. Certo ci perde lo “spettacolo” e finisce per rischiare d’aver ragione chi rimpiange le (finte) divisioni di un tempo…