Il Comune in mano a dirigenti e funzionari

Anni di affidamenti a ditte amiche sotto gli occhi di tutti

Le attività di indagine della Procura cosentina su alcuni appalti del Comune di Cosenza affidati a “ditte amiche” che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone, tra cui funzionari e dirigenti comunali, sono state avviate oltre un anno fa a seguito di alcune denunce e di alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
I giudici cosentini hanno vagliato attentamente le denunce e le “cantate” dei pentiti arrivando tra le altre attività anche ad ascoltare l’ex assessore comunale Giulia Fresca e l’ex vicesindaco Katya Gentile per capire cosa potessero sapere in merito a questi affidamenti al fine di approfondire le indagini.
Le ipotesi corruttive iniziali hanno lasciato il passo ai reati contestati ieri a vario titolo ai 14 indagati, tra abuso d’ufficio e falso. Ne è emerso un quadro gravissimo comunque, come ha sottolineato il procuratore capo Mario Spagnuolo, da un punto di vista giudiziario ma anche da un punto di vista politico e amministrativo.
Palazzo dei Bruzi sarebbe in mano ad alcuni dirigenti e funzionari che di fatto facevano “il bello e il cattivo tempo” in materia di affidamenti di lavori con soldi pubblici.
Nessun politico di maggioranza ha mai effettuato verifiche su voci che correvano già da parecchio tempo, nessuna ispezione, nessun approfondimento, nessuna iniziativa, nessuna prevenzione.
Anzi il sindaco sulle luminarie pur sottolineando sempre la diversità dell’operato politico da quello amministrativo e dirigenziale, ha sempre difeso nei mesi scorsi le ormai famose luminarie di tutte le principali manifestazioni artistiche cosentine che però tramite affidamenti diretti e urgenti finivano nelle mani degli “amici degli amici”.
Tutto questa attività senza che mai nessuno si accorgesse di nulla.
Strano ma vero. O almeno così è da un punto di vista giudiziario. Politicamente però le responsabilità appaiono molto più evidenti.
Si legge ad esempio negli atti processuali: “L’attività investigativa ha riguardato in prima battuta i lavori affidati alla ditta dell’imprenditore Scarpelli Antonio, la ditta “MED-Labor Cooperativa Sociale”, la quale, proprio grazie agli incarichi riguardanti l’illuminazione artistica per le varie manifestazioni svoltesi presso il Comune di Cosenza, tra gli anni 2012 e 2015, ha visto lievitare notevolmente il proprio volume d’affari, che è cresciuto progressivamente, passando dai ricavi dichiarati di € 10.450,00 per l’anno d’imposta 2011, ai ricavi di € 427,996,00 per l’anno d’imposta 2015. Nella richiesta di applicazione di misura cautelare vengono riportati alcune tabelle riassuntive, ove sono riprodotte schematicamente, anno per anno, le delibere emesse dal Comune di Cosenza in favore della ditta “MED-LABOR”, e, inoltre, per ciascuna delibera, i dati significativi rappresentati dall’importo affidato, dalla tipologia dei lavori, dal RUP responsabile e dal titolo della determina”.
La Med Labor “si ingrassava” a dismisura con i soldi pubblici del Comune di Cosenza grazie agli affidamenti degli amici dirigenti e non solo nessuno si è mai accorto di nulla ai piani alti della giunta comunale ma tutti questi favori sarebbero stati fatti in nome di cosa? Al momento nessuna ipotesi corruttiva ha preso forma come si evince da questo passaggio sempre agli atti del procedimento:
“Si tratta, come è evidente, di dichiarazioni di per se’ assai generiche, in considerazione del fatto che i collaboratori non erano in grado di riferire episodi e circostanze specifiche in relazione ai presunti rapporti corruttivi, ma solo informazioni assunte de relato, o nel caso del  oggetti, riferite genericamente dallo stesso Scarpelli. Tuttavia, in quanto in parte sostenute da acquisizioni documentali, che attestavano di incarichi effettivamente ricevuti dai imprenditori da parte dell’Amministrazione Comunale nel corso degli ultimi anni, e di anomalie emerse all’interno delle pratiche, profilandosi indizi di reità, si predisponevano servizi d’intercettazione, i cui esiti sono utilizzabili nel presente procedimento, in relazione a tutte le ipotesi di reato in contestazione, comprese le ipotesi di cui all’art. 323 cp.”.
Le indagini proseguono, ai giudici servono prove ma le ipotesi investigative vanno ben al di là dei riscontri finora ritrovati.
LEGGI ANCHE