Alleanze elettorali, i dubbi di Ap

Il partito di Gentile riflette e deciderà il 24. Ogni scelta ha la sua insidia, la tentazione della corsa identitaria

Antonio Gentile e Angelino Alfano

È quasi sempre un vantaggio o un valore aggiunto poter scegliere nella vita, o pensare di poterlo fare, ma arrivano momenti in cui non solo è necessario (scegliere) ma anche insidioso perché ogni carta coperta sul tavolo nasconde trappole. E le carte coperte che si trova Ap di Alfano e Gentile, sul tavolo, sono pericolose se azzardate male. Il sottosegretario Gentile è a tutti gli effetti ormai il numero due del partito su scala nazionale.

E non perchè ha introdotto ieri i lavori della conferenza nazionale ma perchè forte delle percentuali in Calabria detiene il comando di una delle regioni dove Ap trova agevole piazzare la sua sede fiscale.

Gentile è stato chiaro, parlando a due “nuore” perchè soprattutto una “suocera” intenda. Le “nuore” sono le esaltazioni da consenso recente (Forza Italia) e da potere in gestione (il Pd di governo nazionale e regionale).

Per un’unica “suocera” l’avvertimento tipo, il centro siamo noi e a noi dovete poi chiedere i seggi giusti per governare ma prima di ogni cosa corsa elettorale identitaria. Nelle sue parole c’è più veleno per Forza Italia che per gli altri, considerata a trazione leghista e quindi poco credibile al Sud.

In verità esistono altre ragioni per cui specie in Calabria è poco perseguibile una convivenza tra Forza Italia e Ap ma Gentile le omette alla platea nazionale, conviene così. Segue disamina complessiva in aula se è più conveniente andare soli al voto, riallinearsi al renzismo in difficoltà o sorridere clamorosamente a Berlusconi finchè Ap decide di non decidere e di rinviare al 24 la decisione finale. In direzione. Del resto la materia è complessa. Il vento non tira dalle parti del Pd, questo dice il meteo. Ma con Berlusconi è volato troppo fango negli anni con Alfano e non è manco detto che il Cavaliere gradirebbe. Andare soli sarebbe corsa identitaria e persino più carica di prestigio e potere contrattuale ma l’insidia dello sbarramento c’è.

Non è una decisione semplice da prendere. Tanto più poi per chi ha a cuore le sorti e il potere di Calabria. Per Ap allearsi oggi col Pd per le elezioni politiche diventa anche promessa di matrimonio in vista delle regionali dell’anno dopo. E siamo sicuri che andare in giro con la bandiera di chi ha governato fin qui la Cittadella sia un affare?